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LA DIFFERENZA

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lunedì 8 febbraio 2010

CONTRIBUTI PAGAMENTO RATE MUTUI PER CHI HA PERSO IL LAVORO, CASSAINTEGRATI O MOBILITA'

Misure anticrisi per la concessione di contributi per il pagamento delle rate dei mutui ipotecari contratti per l'acquisto della prima casa

È stata pubblicata, sul BURC del 8/2/2010, la graduatoria definitiva relativa al bando di concorso per la concessione di contributi per il pagamento delle rate dei mutui ipotecari contratti per l'acquisto della prima casa da parte di cittadini residenti nella Regione Campania, che abbiano perso il lavoro, che siano stati collocati in cassa integrazione guadagni o mobilità.


martedì 2 febbraio 2010

RICHIESTA DI INCONTRO CGIL CISL UIL AMBITO 11

Agli Assessori Politiche Sociali
Ambito Na 11
All’Ufficio di Piano

Con richiesta di invio per conoscenza ai comuni afferenti l’ambito na11

Napoli 18/01/10


Facendo seguito a ns nota del 13/10/09, in relazione alle disposizioni regionali, le scriventi OO.SS. sono a rinnovare la richiesta di un incontro ad ampio raggio sulle politiche sociali, al fine di determinare attraverso la concertazione sociale obiettivi programmatici che in questa particolare situazione di crisi economica e sociale diano risposte concrete ed efficaci ai bisogni prioritari, nonché all’acquisizione degli atti da Voi predisposti ed eventualmente approvati in sede di consigli comunali al fine di prenderne visione.
Preannunciandovi che, stanti le proroghe regionali, sottolineando la mancata concertazione sul piano sociale di zona, se in tempi brevi non dovesse esserci un esito positivo alle ns richieste, sono in via di definizioni mobilitazioni e azioni di proteste per la mancata partecipazione alle scelte operate in campo sociale da Vs Enti.
Certi di celere e positivo riscontro, l’occasione è gradita per salutarVi.


Segreterie Cgil-Cisl-Uil di Napoli
Sorrentino – Ancellotti -Del Fico

lunedì 1 febbraio 2010

EPIFANI: SUBITO DETRAZIONI PER LAVORATORI E PENSIONATI

Fisco: Epifani, detrazioni in busta per 500 euro subito
Il Segretario Generale della CGIL, in un'intervista al 'Corriere della Sera', spiega le proposte del sindacato in campo fiscale
01/02/2010
«I dati sulle dichiarazioni dei redditi pubblicati ieri dal Corriere dimostrano che è urgente intervenire. Il carico fiscale è eccessivamente squilibrato, a danno di lavoratori dipendenti e pensionati. Non possiamo aspettare tre anni, come vorrebbe il ministro dell’Economia Tremonti», dice il segretario della CGIL, Guglielmo Epifani.

Quindi per ora conferma lo sciopero generale del 12 marzo?
«Sì, uno sciopero per sollecitare la riforma del fisco e immediati sgravi a favore di lavoratori dipendenti e pensionati, per misure contro la disoccupazione e per una politica dell’accoglienza verso gli immigrati ».

Se ci fosse uno sgravio fiscale potreste fermare lo sciopero?
«È evidente che se il governo aprisse un tavolo e prendesse l’impegno a restituire subito una parte del prelievo fiscale, ad aumentare il massimale della cassa integrazione e a confrontarsi sull’accoglienza, la CGIL ne trarrebbe le conseguenze e valuterebbe la possibilità di fare marcia indietro sullo sciopero».

Ma perché volete scioperare per la riforma del fisco, se è stato proprio Tremonti a dire che il sistema lo vuole rivedere da cima a fondo?
«Perché non bastano le parole. Nel 2009 dipendenti e pensionati hanno pagato un punto in più di tasse. Se passano altri tre anni senza che il governo faccia nulla, ne pagheranno altri tre. Se alla fine, nel 2013, ci dovessero dare qualche sgravio, forse non sarebbe neppure la restituzione di quanto nel frattempo abbiamo pagato in più. Va bene aprire la discussione sulla riforma di sistema, ma intanto bisogna fare qualcosa ora».

La CGIL ha una proposta precisa?
«Sì. Ci vuole una restituzione in busta paga e sulle pensioni che sia in media di 500 euro netti a testa, entro aprile, attraverso una detrazione aggiuntiva. Poi bisogna impostare una riforma che riequilibri il carico fiscale. Non è possibile che siamo l’unico Paese senza una tassa sulle grandi fortune. È necessaria un’aliquota unica del 20% sulle rendite finanziarie mentre sempre al 20% va abbassata la prima aliquota Irpef che ora è del 23%».

E sulla Cassa integrazione?
«Bisogna far salire il tetto, perché non si può vivere troppo a lungo con 700 euro al mese, e va raddoppiata la durata dell’indennità di disoccupazione».

Ma con tutti questi scioperi, per di più senza CISL e UIL, che ottenete?
«Di scioperi generali la CGIL, da quando c’è il governo Berlusconi, ne ha fatto uno solo, nel dicembre 2008, quando denunciammo la valanga che stava per abbattersi sull’occupazione. E un altro lo abbiamo proclamato per il 12 marzo. C’è poi una vertenzialità diffusa nelle categorie e nei territori per la crisi».

Anche qui la CGIL segue una condotta tutta sua. Non avverte il rischio di una linea senza sbocchi? Al contrario di quello che lei voleva quando disse che avrebbe risindacalizzato la CGIL?
«No. CISL e UIL hanno scelto la linea di non disturbare il manovratore, la CGIL no. Ma, per quanto ci riguarda, si tratta di una scelta che parte dal merito sindacale. Isolati? Tra poco daremo i dati sul tesseramento 2009. Aumentiamo ancora gli iscritti tra i lavoratori attivi».

Lei parla di scelte sindacali, ma la CGIL non ha mai firmato un accordo col governo Berlusconi.
«Perché non ci sono stati tavoli. L’unico è stato quello sulla contrattazione, dove non potevamo firmare, così come su altri temi abbiamo opinioni diverse».

Però con quel modello accettato da Confindustria e dagli altri sindacati si stanno rinnovando tutti i contratti, paradossalmente anche con la firma della CGIL. Forse gli altri avevano ragione?
«No. I contratti che sono stati rinnovati hanno portato nelle tasche dei lavoratori più di quanto previsto dalle regole sottoscritte da Confindustria, CISL e UIL e questo grazie all’impegno della CGIL».

Se fosse come dice lei, Emma Marcegaglia, presidente della Confindustria, verrebbe contestata dalla base, ma così non è.
«Il fatto è che le categorie hanno trovato le soluzioni più adeguate al loro caso, smentendo l’impostazione centralistica della contrattazione prevista dalle nuove regole».

Sempre secondo quanto dice lei, i lavoratori alla fine ci guadagnano se il sindacato è diviso.
«In generale l’unità ci rende più forti, soprattutto per fronteggiare le crisi occupazionali, ma in alcuni casi il pluralismo è segno di vitalità. Ci vogliono però regole certe sulla rappresentatività».

A proposito di regole, l’opposizione interna (metalmeccanici, funzione pubblica e bancari) l’accusa di voler far pesare di più il voto dei pensionati a suo favore nel congresso di maggio.
«È un’accusa infondata, un paradossale abbaglio. La commissione di garanzia ha deciso un’interpretazione del regolamento che non muterà nella sostanza l’equilibrio tra la maggioranza e minoranza».

Con i suoi oppositori si è schierato anche il suo predecessore, Sergio Cofferati. Ci è rimasto male?
«In parte sì, perché non ne vedo le ragioni di merito. E poi non è mai avvenuto che un ex segretario si sia schierato nel congresso».

Torniamo ai pensionati. Non crede sia sbagliato appoggiarsi troppo su di loro? Così si farà pure massa critica, ma si continua a perdere rappresentatività fra i giovani, come ha scritto sul «Corriere » Dario Di Vico.
«La CGIL da 8 anni continua ad aumentare i propri iscritti fra i lavoratori attivi e mantiene stabili quelli fra i pensionati. In quest’ultima categoria abbiamo oltre due milioni e mezzo di tessere su 15 milioni di pensionati. Nel pubblico impiego rappresentiamo il 33% dei lavoratori, tra i metalmeccanici siamo maggioritari e siamo il primo sindacato in tutte le altre principali categorie. Che poi negli anni ci sia stato un calo del tasso di sindacalizzazione è vero, ma questo ha colpito di più i Paesi con un modello di sindacato corporativo, come la Germania, e meno i sindacati scandinavi e quello italiano».

Non può negare che finora la CGIL, come gli altri sindacati, abbia difeso di più gli interessi dei pensionati che quelli dei giovani precari?
«Ma i pensionati negli ultimi anni non hanno avuto nessuna risposta. Inoltre, noi siamo l’unico sindacato che ha proposto da un lato un aumento dell’età pensionabile e dall’altro il blocco dei coefficienti di trasformazione che penalizzerebbero le pensioni dei lavoratori giovani. Che poi ci sia una difficoltà a far proseliti tra i precari è evidente, perché questi sono disincentivati a iscriversi temendo di perdere il posto. Così come è difficile rappresentare i lavoratori più deboli che stanno nelle piccole imprese dove il sindacato non c’è».

Il Papa chiede attenzione ai lavoratori e cita i casi di Termini Imerese e di Portovesme. Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, dice che il management deve mostrare senso di responsabilità, dopo aver incassato per anni i sostegni pubblici.
«Sì, ma il governo non si può tirar fuori. Ha molti strumenti per indurre una multinazionale come l’ALCOA a non chiudere gli stabilimenti. E per la FIAT deve ottenere o che ci ripensi e tenga aperto Termini o trovare valide alternative».

Se l’alternativa fosse l’arrivo di un produttore automobilistico cinese?
«Davanti a un progetto serio che mantenesse e sviluppasse produzione e occupazione, la CGIL sarebbe favorevole»

AGENZIA DI SVILUPPO NOLANA, QUESTO FANTASMA

IL NOLANO
AGENZIA DI SVILUPPO, QUESTO FANTASMA


"Agenzia sviluppo, questo fantasma"
Salvatore Velardi
NOLA - Anche la Cgil di Nola interviene sulla polemica circa l’Agenzia nolana di sviluppo ed il suo ruolo per le politiche sociali dell’area. Nel corso dell’ultimo consiglio comunale, è stata presentata e votata (senza passare) anche una mozione del Partito democratico. Velardi, responsabile della Cgil nolana, commenta: “I Consiglieri comunali di Nola, senza distinzione alcuna, si sono totalmente ritrovati nel giudizio rigorosamente negativo sulla gestione della Agenzia Nolana, società consortile dei Comuni del Nolano a totale capitale pubblico che avrebbe dovuto attuare quelle politiche sociali e di sviluppo territoriale decise dai Consigli comunali. I consiglieri si sono ritrovati uniti nel giudizio assolutamente negativo del suo operato, valutando addirittura come arrogante l'atteggiamento dei dirigenti della Agenzia”. Poi il giudizio di merito sull’operato dell’Ente, che, secondo Velardi, avrebbe “conseguito risultati assai scarsi per i cittadini dei Comuni interessati (la "progettualità espressa", infatti, è riuscita ad attrarre solo scarsissime risorse finanziarie regionali, nazionali e comunitarie). Addirittura disastrosi sono stati i risultati registrati nel campo delle politiche sociali attivate, a differenza di altre realtà e di quanto viene operato, solitamente, direttamente dai Comuni”. L’agenzia, commenta Velardi, è un “fantasma”, le cui attività sono pressoché sconosciute nonostante le ingenti risorse usate per “mantenerla”. “E' importante partire da queste valutazioni- conclude Velardi- per ricostruire tra i comuni del territorio una comune valutazione e quelle convergenze unitarie indispensabili per riprendere un ragionamento ed un cammino unitario sulle possibilità future. Ai responsabili del fallimento dell'Agenzia, in presenza di questo giudizio netto e molto severo, non rimarrebbe che una sola cosa da fare”.

DECRETO BRUNETTA: PARLA GABRIELLA REFUTO, DELLA CGIL

IL MEDIANO
DECRETO BRUNETTA: PARLA GABRIELLA REFUTO, DELLA CGIL

Data: 01/02/2010
[Insegnanti precari in sciopero] Gabriella Refuto è segretaria provinciale della FLC (Federazione Lavoratori della Conoscenza). Con la Cgil continuiamo il confronto con i vari sindacati della Scuola, in attesa delle novità della Riforma Brunetta.

Nel nostro viaggio tra le sigle sindacali e la rivoluzione che incombe sul mondo della scuola, facciamo stavolta scalo a via Torino, presso la sede della CGIL. Nello storico palazzo che affaccia su una piazza Garibaldi brulicante di vita, qui ci accoglie il solito via-vai di lavoratori e precari che trovano spesso solo nel sindacato l’unico sostegno per le loro vicissitudini lavorative.
Al quarto piano dell’edificio incontriamo Gabriella Refuto, segretaria provinciale della FLC (Federazione Lavoratori della Conoscenza). Quella che segue è la posizione del sindacato sulla situazione attuale.

Segretaria, come inizierà il prossimo anno scolastico?
«Per quanto riguarda la scuola primaria questa è stata abbondantemente tartassata dalla riforma, che non solo a tagliato gli organici dei docenti, ma ha tagliato ulteriormente gli organici ATA. Ma quella che è stata particolarmente penalizzata è la scuola del sud perché, per effetto del decreto Gelmini sul riordino della scuola primaria, il tempo pieno, richiesto dall’80% delle famiglie campane, era subordinato ai servizi. Servizi che qui non partono o partono in ritardo e comunque subordinati al tetto degli organici.

Si è dovuto fare un po’ come il gioco dei quattro cantoni, spostando i sopranumeri da una parte all’altra, senza incrementare l’organico, in modo da far partire realmente il tempo prolungato. Quindi penalizzati dal punto di vista occupazionale, siamo stati i più "tagliati" d’Italia, penalizzati dal punto di vista della qualità, penalizzati dal punto di vista della disattenzione alla richieste dei genitori, contrariamente a quanto il ministro aveva promesso e dato per cosa certa e sicura.

Tenga presente che molte scuole con più plessi non hanno aperto, come ad esempio la Marotta-Basile perché, al 15 settembre, mancavano i bidelli! In questo sfascio si inserisce il riordino delle superiori che getterà nel marasma più completo la scuola per effetto dei tagli della riduzione delle ore, per il cambiamento delle classi di concorso, sta di fatto che non sappiamo ancora con assoluta certezza che cosa il ministro ci consegnerà. Diciamo però che il panorama generale è questo: riduzione degli orari; accorpamento e modifica delle classi di concorso. Sostanzialmente la scuola che va su due canali quello liceale e quello professionale».

Tra l’altro il professionale subirà una brusca riduzione dell’orario laboratoriale!
«Non solo ma questo tipo di indirizzo diverrà apprendistato a costo zero perché verrà affidato tutto il comparto tecnico pratico ad esperti esterni. La cosa che ci preoccupa, è che, cambiando l’idea della scuola, l’esperto esterno programmerà in funzione dell’esigenza del partner della scuola e non in funzione della progettualità della scuola e dei ragazzi. Tra l’altro questa situazione, va a incunearsi in quello che sarà la legge Aprea (disegno di legge ndr), quella delle fondazioni, mancando i soldi dello stato e subentrando quelli del privato, che, giustamente pretenderà di dire la sua, il consiglio di istituto diventa un consiglio di amministrazione!

La cosa grave è che il tutto è stato fatto in nome di una riforma che avrebbe dovuto portarci in Europa e che ancora nella testa delle persone passa come qualcosa di non negativo, anche perché ancora se ne capisce veramente poco e ad esclusiva comprensione degli addetti ai lavori. Ricordo che l’anno scorso abbiamo più volte detto ai nostri colleghi delle primarie che lo scenario sarebbe stato drammatico e solo qualcuno l’ha percepito realmente così che, molti si sono trovati, a trentacinque anni di servizio, ad essere sbattuti a destra e a sinistra o immessi in progetti senza una vera e propria collocazione. Così le famiglie dei diversamente abili che a causa dei tagli si sono visti ridurre l’assistenza».

E sul precariato? I vostri scioperi hanno ottenuto qualche risultato?
«Sui precari noi abbiamo fatto non so più quante manifestazioni però da soli e non c’è mai stata la CISL! Non c’è mai stata la UIL! Ma il precariato rimane un problema! Il precariato incide sulla qualità della scuola, oltre che sull’occupazione, perché significa ore ridotte, significa più alunni per classe, significa meno servizi pubblici, ma nella nostra battaglia ci siamo trovati da soli.
Altro esempio per capire la confusione in cui versa la scuola è quello che si è verificato nella provincia di Napoli. Il neo assessore alla pubblica istruzione, nonché vice presidente della provincia, Gennaro Ferrara, ha ammesso candidamente, non sapendo che fare, di aver raccolto tutte le richieste dei dirigenti scolastici e le ha trasmesse tutte alla Regione.

Ora cosa ha causato questo? Noi abbiamo rilevato un problema fondamentale, l’assessore teneva conto di una riforma inesistente! Ad esempio la costituzione dei licei musicali. Ma se la riforma non è ancora partita, e se non sappiamo neanche quali classi di concorso andranno ad insegnare, non abbiamo la definizione esatta dei curricula, come si può accettare nel ridimensionamento la costituzione di un liceo musicale al quale le famiglie potranno iscrivere i propri figli senza però sapere come funziona!

La riforma oggi non c’è ancora, infatti per i regolamenti dei previsti licei tecnici e i professionali c’è bisogno di una seconda deliberazione del consiglio dei ministri, prima di questo va dato il parere obbligatorio ma consultivo del Consiglio di Stato, settima commissione della Camera e settima commissione del Senato. Ad oggi, 14 gennaio, nessuno di questi tre pareri è stato rilasciato. La conferenza stato regione ha rilasciato poi parere negativo per i licei e parere positivo per gli istituti tecnici e professionali».

Cosa può aver determinato questo?
«Perché c’è stato un lavoro tutto sommato bipartisan! Sui tecnici vi ha lavorato una commissione ministeriale presieduta da un incaricato di Fioroni e confermato dalla Gelmini, c’è stato un apporto di Confindustria delle associazioni professionali, il tutto, è ben determinato! Per i licei invece la cabina di regia presieduta da Max Bruschi (consigliere politico della Gelmini e consigliere provinciale a Milano) senza alcuna esperienza né di scuola né di formazione!».

E perché la Gelmini no!?
«… e questo spiega le scelte del governo! Anche se con la ministra parliamo di un referente politico, qui parliamo di tecnici!
Da tutto ciò emerge l’idea di scuola per questo governo, un luogo di spreco! Il modulo? È inutile! Meglio un sol insegnante che un equipe. Il lettore? Perché far fare a due il lavoro che può fare uno solo? Se c’è un docente che insegna inglese e ha l’abilitazione anche per lo spagnolo, va bene lo stesso! Così come s’è fatto con l’inglese nella primaria. Così con le classi di concorso di matematica, così specialistiche, ma basterà avere una laurea in matematica e insegnare tutto! Tutto questo diminuisce la spesa ma impoverisce la qualità.

Del resto quando uno come Bruschi sostiene che per l’educazione alla legalità il diritto non serve! È un paradosso ma quello ha avuto il coraggio di scriverlo! Poi per giustificare questa cosa, la cabina di regia ha visto nel suo interno la presenza di qualcuno che ha fornito un minimo di base, purtroppo ci sono anche dei nomi che non appartengono al centrodestra, basta andare a spulciare i curricula. C’è Walter Monti e Ferandini l’ex assessore alla pubblica istruzione del comune di Bologna, credo con Cofferati. Questo permette a Bruschi di citarli come dimostrazione della collaborazione esistente».

Questo scenario già di per sé sconfortante come si delinea alla luce del decreto Brunetta?
«Anche in questo caso credo che si sia sottovalutata la portata dell’evento. Abbiamo fatto tante riunioni per spiegare il nuovo ruolo di questa dirigenza, se si esclude poi la logica della performance, ancora in discussione, abbiamo tutto il mondo del contenzioso modificato già da adesso, in funzione della nuova figura del dirigente e le nuove forme di sanzioni disciplinari.
Nella scuola, contrariamente al pubblico impiego non può essere applicata la performance perché noi abbiamo un sistema di valutazione che tiene conto degli organi collegiali. Un dirigente, nella pubblica amministrazione deve fare un piano, un programma d’azienda, nella scuola non lo può fare, il POF (Piano di Offerta Formativa ndr) lo fanno ancora i docenti attraverso gli organi collegiali».

Mi scusi, ma il mio cruccio è il criterio di valutazione dell’operato dell’insegnante, come potrà essere attuata questa verifica?
«Noi produciamo beni immateriali, se dovesse essere scelto come indicatore il livello di qualità raggiunto nel processo di formazione sarebbe molto difficile fare la famosa classifica prevista da Brunetta, quella con il primo 25%, il secondo 50% e un terzo scaglione che può anche essere licenziato come recita il decreto, per scarso e inefficace rendimento».

Si, ma come valutare lo scarso rendimento?
«Innanzi tutto bisogna capire esattamente quali saranno gli indicatori generali che saranno forniti ai dirigenti, dai quali, loro, faranno scaturire il piano di istituzione e gli elementi di valutazione di efficacia ed efficienza del rendimento del progetto e che devono portare a buon fine, perché i "poveretti" saranno anche loro valutati a loro volta in funzione del raggiungimento o meno del progetto da loro stessi definito. Detto questo temo che quando si andrà a valutare lo si farà in base a una sorta di "customer satisfaction" dell’utenza, dei genitori. Ora mi domando però, chi sarà valutato meglio?

Quel docente che insegna in una scuola come la Tito Livio, scuola media dove addirittura si insegna il greco! E dove vanno i figli dell’elite napoletana o quello che condurrà a termine il corso di studi di un ragazzo di Scampia, dove sarà già un successo l’aver insegnato l’italiano piuttosto che il latino e il greco?
Nel processo formativo della scuola, il concetto di qualità quale sarà, terrà conto di quali fattori? Si tenga presente che comunque persistono dei fattori oggettivi! Per esempio, a un collega con la "104" ("Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate." Pubblicata in G. U. 17 febbraio 1992, n. 39, S.O. ndr), che sta veramente male, potrà portare avanti il progetto di efficacia ed efficienza dovendosi assentare tre volte al mese perché fa terapia?

Le presenze sono indicatori oggettivi! Sono considerati indicatori di assenteismo! Questo rientra in una dimensione di efficacia ed efficienza, dove la scuola è assimilata alla produzione di qualcosa di materiale, se io vengo meno, produco meno! Questa è la cosa gravissima! Anche se alcune cose sono paventate, è la logica che le sottende a farci temere il peggio».

E quali risvolti con la futura legge Aprea?
«L’iter del disegno di legge Aprea e al momento "impantanato" anche se potrebbero spezzettarlo e inserirlo in qualche decreto. Sembra comunque che possa essere la tessera mancante di quel puzzle che stanno ricomponendo. Dove, se alcune cose non quadravano perché nella scuola, per fortuna, esistono ancora degli organi collegiali di controllo, con l’attuazione del disegno di legge dell’Aprea tutto questo salta. Si creerà per esempio una frattura tra docenti e ATA».

Così come farà il "Brunetta" separando il comparto scuola da quello funzione pubblica, dove gli ATA rimarranno!
«Negli ultimi anni avevamo assistito a un processo opposto di inglobamento di una parte degli enti locali nella scuola. Come per gli ex dipendenti comunali assorbiti dall’amministrazione scolastica!
Noi comunque, unici in questo, rivendichiamo il ruolo unico del docente, e non possiamo che contestare questo disegno di legge. D’altro canto ci sono dati, ci sono verbali, confronti, dichiarazioni, comunicati stampa di altri sindacati, che confermano quanto io dico, ci sono addirittura note che esprimono, non solo il parere favorevole delle altre sigle sulla riforma, ma dove si auspica addirittura un’accelerazione della stessa.

È ovvio quindi che se vogliamo il ruolo unico, una situazione invece con tre figure di docenti, dove il passaggio significa altra professionalità, significa altro salario, dove significa l’esser sottoposti a graduatorie interne dove anche lì il preside ritorna ad essere una figura preminente, è chiaro quindi che noi della CGIL non possiamo essere d’accordo!
Da ultimo ma non meno importante è la chiamata diretta dei dirigenti rispetto ai bisogni espressi dalla scuola.

Se il dirigente "di Brunetta" deve fare la performance e identifica le figure professionali di cui ha bisogno per conseguire gli obiettivi è ovvio che se li chiama lui. Probabilmente anche dalle graduatorie del provveditorato, ma diciamo che gli avvisi pubblici non sono il massimo della garanzia di trasparenza. Fino ad ora noi ci siamo battuti per lo scorrimento delle graduatorie, per una contrattazione regionale sugli organici che andrebbe a morire. In sostanza si chiude tutta la partita di contrattazione e negoziazione con le parti sociali per dare tutto quanto alla dirigenza e a chi la dirigenza rappresenta sul territorio, il ministero!

Questo è il quadro, le cose che per noi sono ben chiare, bisogna fare un ragionamento serio, con motivazioni di ordine pedagogico. Un’analisi seria con costruzione di percorsi di sviluppo sul territorio e non una riforma fatta per tagliare e dire –ho fatto la riforma!-».

sabato 30 gennaio 2010

AGENZIA NOLANA E CONSIGLIO COMUNALE

COMUNICATO

Un fantasma si aggira nella Zona Nolana.
Al di là della conclusione del dibattito che si è sviluppato nel Consiglio Comunale di Nola, nella serata di giovedì scorso, qualcosa di nuovo e di importante è avvenuto.
Pur in presenza di una posizione dell'opposizione (e di qualche altro consigliere comunale) unita nel richiedere l'uscita di Nola dall'Agenzia Nolana, è emerso un dato politico di grande rilevanza che sottacere o minimizzare sarebbe davvero miope.
I Consiglieri Comunali di Nola, senza distinzione alcuna, si sono totalmente ritrovati nel giudizio rigorosamente negativo sulla gestione della Agenzia Nolana che (è bene ricordarlo) si tratta di una Società Consortile dei Comuni del Nolano a totale capitale pubblico e che avrebbe dovuto attuare quelle politiche sociali e di sviluppo territoriale decise dai Consigli Comunali.
I Consiglieri si sono ritrovati uniti nel giudizio assolutamente negativo del suo operato, valutando addirittura come arrogante l'atteggiamento dei dirigenti della Agenzia. Costoro hanno, infatti, conseguito risultati assai scarsi per i cittadini dei Comuni interessati (la "progettualità espressa", infatti, è riuscita ad attrarre solo scarsissime risorse finanziarie regionali, nazionali e comunitarie). Addirittura disastrosi sono stati i risultati registrati nel campo delle politiche sociali attivate, a differenza di altre realtà e di quanto viene operato, solitamente, direttamente dai Comuni.
D'altra parte basta chiedere in giro: chi conosce l'Agenzia?
Eppure le risorse complessive utilizzate (risorse che, in buona parte, provengono dai cittadini dei Comuni dell'Area Nolana) per mantenere l'Agenzia sono state ingentissime. Dal Consiglio Comunale sono emersi, anche su questa problematica, giudizi durissimi.
E' importante partire da queste valutazioni (che la Cgil della Zona Nolana condivide ampiamente e già espresse in diverse altre occasioni, per ricostruire tra i comuni del territorio una comune valutazione e quelle convergenze unitarie indispensabili per riprendere un ragionamento ed un cammino unitario sulle possibilità future.
Ai Responsabili del fallimento dell'Agenzia, in presenza di questo giudizio netto e molto severo, non rimarrebbe che una sola cosa da fare.
Ma qualcuno ci crede?

Nola, 30 gennaio 2010

Il Responsabile
Salvatore Velardi
Tel. 3299031555
cgilnola.blogspot.com

PREMIO ARTISTICO LETTERARIO PRIMO MAGGIO

concorso artistico-letterario "primomaggio" SCHEDA DI PARTECIPAZIONE: Il/La sottoscritto/a ________________________________________________________ Nato/a a: ________________________________________, il _____________________ Residente in:______________________________________, nr. _________ CAP: _______________, Città:__________________________________, prov. ______ Tel.: _________________, Cell. ____________________; E-mail: __________________ Occupazione: _______________________________________________________ Scuola/Istituto: _______________________________________________________ Indirizzo: _______________________________________________________ Classe frequentata: _______________________________________________________ Partecipa alla Sez. A con le poesie: 1) _____________________________________ 2) _____________________________________ 3) _____________________________________ Partecipa alla Sez. B con il racconto: ______________________________________ Partecipa alla Sez. C con i filmati: 1) ______________________________________ 2) _______________________________________ Luogo e Data: _______________________ Firma del Partecipante: ______________________ Firma di un Genitore (solo nel caso che il partecipante sia minorenne): ______________________

Bollette acqua: cosa fare per ottenere le agevolazioni

Salvatore Velardi illustra i contenuti dell'accordo con l'ATO sulle agevolazioni tariffarie