IL MEDIANO
DECRETO BRUNETTA: PARLA GABRIELLA REFUTO, DELLA CGILData: 01/02/2010
[Insegnanti precari in sciopero] Gabriella Refuto è segretaria provinciale della FLC (Federazione Lavoratori della Conoscenza). Con la Cgil continuiamo il confronto con i vari sindacati della Scuola, in attesa delle novità della Riforma Brunetta.
Nel nostro viaggio tra le sigle sindacali e la rivoluzione che incombe sul mondo della scuola, facciamo stavolta scalo a via Torino, presso la sede della CGIL. Nello storico palazzo che affaccia su una piazza Garibaldi brulicante di vita, qui ci accoglie il solito via-vai di lavoratori e precari che trovano spesso solo nel sindacato l’unico sostegno per le loro vicissitudini lavorative.
Al quarto piano dell’edificio incontriamo Gabriella Refuto, segretaria provinciale della FLC (Federazione Lavoratori della Conoscenza). Quella che segue è la posizione del sindacato sulla situazione attuale.
Segretaria, come inizierà il prossimo anno scolastico?
«Per quanto riguarda la scuola primaria questa è stata abbondantemente tartassata dalla riforma, che non solo a tagliato gli organici dei docenti, ma ha tagliato ulteriormente gli organici ATA. Ma quella che è stata particolarmente penalizzata è la scuola del sud perché, per effetto del decreto Gelmini sul riordino della scuola primaria, il tempo pieno, richiesto dall’80% delle famiglie campane, era subordinato ai servizi. Servizi che qui non partono o partono in ritardo e comunque subordinati al tetto degli organici.
Si è dovuto fare un po’ come il gioco dei quattro cantoni, spostando i sopranumeri da una parte all’altra, senza incrementare l’organico, in modo da far partire realmente il tempo prolungato. Quindi penalizzati dal punto di vista occupazionale, siamo stati i più "tagliati" d’Italia, penalizzati dal punto di vista della qualità, penalizzati dal punto di vista della disattenzione alla richieste dei genitori, contrariamente a quanto il ministro aveva promesso e dato per cosa certa e sicura.
Tenga presente che molte scuole con più plessi non hanno aperto, come ad esempio la Marotta-Basile perché, al 15 settembre, mancavano i bidelli! In questo sfascio si inserisce il riordino delle superiori che getterà nel marasma più completo la scuola per effetto dei tagli della riduzione delle ore, per il cambiamento delle classi di concorso, sta di fatto che non sappiamo ancora con assoluta certezza che cosa il ministro ci consegnerà. Diciamo però che il panorama generale è questo: riduzione degli orari; accorpamento e modifica delle classi di concorso. Sostanzialmente la scuola che va su due canali quello liceale e quello professionale».
Tra l’altro il professionale subirà una brusca riduzione dell’orario laboratoriale!
«Non solo ma questo tipo di indirizzo diverrà apprendistato a costo zero perché verrà affidato tutto il comparto tecnico pratico ad esperti esterni. La cosa che ci preoccupa, è che, cambiando l’idea della scuola, l’esperto esterno programmerà in funzione dell’esigenza del partner della scuola e non in funzione della progettualità della scuola e dei ragazzi. Tra l’altro questa situazione, va a incunearsi in quello che sarà la legge Aprea (disegno di legge ndr), quella delle fondazioni, mancando i soldi dello stato e subentrando quelli del privato, che, giustamente pretenderà di dire la sua, il consiglio di istituto diventa un consiglio di amministrazione!
La cosa grave è che il tutto è stato fatto in nome di una riforma che avrebbe dovuto portarci in Europa e che ancora nella testa delle persone passa come qualcosa di non negativo, anche perché ancora se ne capisce veramente poco e ad esclusiva comprensione degli addetti ai lavori. Ricordo che l’anno scorso abbiamo più volte detto ai nostri colleghi delle primarie che lo scenario sarebbe stato drammatico e solo qualcuno l’ha percepito realmente così che, molti si sono trovati, a trentacinque anni di servizio, ad essere sbattuti a destra e a sinistra o immessi in progetti senza una vera e propria collocazione. Così le famiglie dei diversamente abili che a causa dei tagli si sono visti ridurre l’assistenza».
E sul precariato? I vostri scioperi hanno ottenuto qualche risultato?
«Sui precari noi abbiamo fatto non so più quante manifestazioni però da soli e non c’è mai stata la CISL! Non c’è mai stata la UIL! Ma il precariato rimane un problema! Il precariato incide sulla qualità della scuola, oltre che sull’occupazione, perché significa ore ridotte, significa più alunni per classe, significa meno servizi pubblici, ma nella nostra battaglia ci siamo trovati da soli.
Altro esempio per capire la confusione in cui versa la scuola è quello che si è verificato nella provincia di Napoli. Il neo assessore alla pubblica istruzione, nonché vice presidente della provincia, Gennaro Ferrara, ha ammesso candidamente, non sapendo che fare, di aver raccolto tutte le richieste dei dirigenti scolastici e le ha trasmesse tutte alla Regione.
Ora cosa ha causato questo? Noi abbiamo rilevato un problema fondamentale, l’assessore teneva conto di una riforma inesistente! Ad esempio la costituzione dei licei musicali. Ma se la riforma non è ancora partita, e se non sappiamo neanche quali classi di concorso andranno ad insegnare, non abbiamo la definizione esatta dei curricula, come si può accettare nel ridimensionamento la costituzione di un liceo musicale al quale le famiglie potranno iscrivere i propri figli senza però sapere come funziona!
La riforma oggi non c’è ancora, infatti per i regolamenti dei previsti licei tecnici e i professionali c’è bisogno di una seconda deliberazione del consiglio dei ministri, prima di questo va dato il parere obbligatorio ma consultivo del Consiglio di Stato, settima commissione della Camera e settima commissione del Senato. Ad oggi, 14 gennaio, nessuno di questi tre pareri è stato rilasciato. La conferenza stato regione ha rilasciato poi parere negativo per i licei e parere positivo per gli istituti tecnici e professionali».
Cosa può aver determinato questo?
«Perché c’è stato un lavoro tutto sommato bipartisan! Sui tecnici vi ha lavorato una commissione ministeriale presieduta da un incaricato di Fioroni e confermato dalla Gelmini, c’è stato un apporto di Confindustria delle associazioni professionali, il tutto, è ben determinato! Per i licei invece la cabina di regia presieduta da Max Bruschi (consigliere politico della Gelmini e consigliere provinciale a Milano) senza alcuna esperienza né di scuola né di formazione!».
E perché la Gelmini no!?
«… e questo spiega le scelte del governo! Anche se con la ministra parliamo di un referente politico, qui parliamo di tecnici!
Da tutto ciò emerge l’idea di scuola per questo governo, un luogo di spreco! Il modulo? È inutile! Meglio un sol insegnante che un equipe. Il lettore? Perché far fare a due il lavoro che può fare uno solo? Se c’è un docente che insegna inglese e ha l’abilitazione anche per lo spagnolo, va bene lo stesso! Così come s’è fatto con l’inglese nella primaria. Così con le classi di concorso di matematica, così specialistiche, ma basterà avere una laurea in matematica e insegnare tutto! Tutto questo diminuisce la spesa ma impoverisce la qualità.
Del resto quando uno come Bruschi sostiene che per l’educazione alla legalità il diritto non serve! È un paradosso ma quello ha avuto il coraggio di scriverlo! Poi per giustificare questa cosa, la cabina di regia ha visto nel suo interno la presenza di qualcuno che ha fornito un minimo di base, purtroppo ci sono anche dei nomi che non appartengono al centrodestra, basta andare a spulciare i curricula. C’è Walter Monti e Ferandini l’ex assessore alla pubblica istruzione del comune di Bologna, credo con Cofferati. Questo permette a Bruschi di citarli come dimostrazione della collaborazione esistente».
Questo scenario già di per sé sconfortante come si delinea alla luce del decreto Brunetta?
«Anche in questo caso credo che si sia sottovalutata la portata dell’evento. Abbiamo fatto tante riunioni per spiegare il nuovo ruolo di questa dirigenza, se si esclude poi la logica della performance, ancora in discussione, abbiamo tutto il mondo del contenzioso modificato già da adesso, in funzione della nuova figura del dirigente e le nuove forme di sanzioni disciplinari.
Nella scuola, contrariamente al pubblico impiego non può essere applicata la performance perché noi abbiamo un sistema di valutazione che tiene conto degli organi collegiali. Un dirigente, nella pubblica amministrazione deve fare un piano, un programma d’azienda, nella scuola non lo può fare, il POF (Piano di Offerta Formativa ndr) lo fanno ancora i docenti attraverso gli organi collegiali».
Mi scusi, ma il mio cruccio è il criterio di valutazione dell’operato dell’insegnante, come potrà essere attuata questa verifica?
«Noi produciamo beni immateriali, se dovesse essere scelto come indicatore il livello di qualità raggiunto nel processo di formazione sarebbe molto difficile fare la famosa classifica prevista da Brunetta, quella con il primo 25%, il secondo 50% e un terzo scaglione che può anche essere licenziato come recita il decreto, per scarso e inefficace rendimento».
Si, ma come valutare lo scarso rendimento?
«Innanzi tutto bisogna capire esattamente quali saranno gli indicatori generali che saranno forniti ai dirigenti, dai quali, loro, faranno scaturire il piano di istituzione e gli elementi di valutazione di efficacia ed efficienza del rendimento del progetto e che devono portare a buon fine, perché i "poveretti" saranno anche loro valutati a loro volta in funzione del raggiungimento o meno del progetto da loro stessi definito. Detto questo temo che quando si andrà a valutare lo si farà in base a una sorta di "customer satisfaction" dell’utenza, dei genitori. Ora mi domando però, chi sarà valutato meglio?
Quel docente che insegna in una scuola come la Tito Livio, scuola media dove addirittura si insegna il greco! E dove vanno i figli dell’elite napoletana o quello che condurrà a termine il corso di studi di un ragazzo di Scampia, dove sarà già un successo l’aver insegnato l’italiano piuttosto che il latino e il greco?
Nel processo formativo della scuola, il concetto di qualità quale sarà, terrà conto di quali fattori? Si tenga presente che comunque persistono dei fattori oggettivi! Per esempio, a un collega con la "104" ("Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate." Pubblicata in G. U. 17 febbraio 1992, n. 39, S.O. ndr), che sta veramente male, potrà portare avanti il progetto di efficacia ed efficienza dovendosi assentare tre volte al mese perché fa terapia?
Le presenze sono indicatori oggettivi! Sono considerati indicatori di assenteismo! Questo rientra in una dimensione di efficacia ed efficienza, dove la scuola è assimilata alla produzione di qualcosa di materiale, se io vengo meno, produco meno! Questa è la cosa gravissima! Anche se alcune cose sono paventate, è la logica che le sottende a farci temere il peggio».
E quali risvolti con la futura legge Aprea?
«L’iter del disegno di legge Aprea e al momento "impantanato" anche se potrebbero spezzettarlo e inserirlo in qualche decreto. Sembra comunque che possa essere la tessera mancante di quel puzzle che stanno ricomponendo. Dove, se alcune cose non quadravano perché nella scuola, per fortuna, esistono ancora degli organi collegiali di controllo, con l’attuazione del disegno di legge dell’Aprea tutto questo salta. Si creerà per esempio una frattura tra docenti e ATA».
Così come farà il "Brunetta" separando il comparto scuola da quello funzione pubblica, dove gli ATA rimarranno!
«Negli ultimi anni avevamo assistito a un processo opposto di inglobamento di una parte degli enti locali nella scuola. Come per gli ex dipendenti comunali assorbiti dall’amministrazione scolastica!
Noi comunque, unici in questo, rivendichiamo il ruolo unico del docente, e non possiamo che contestare questo disegno di legge. D’altro canto ci sono dati, ci sono verbali, confronti, dichiarazioni, comunicati stampa di altri sindacati, che confermano quanto io dico, ci sono addirittura note che esprimono, non solo il parere favorevole delle altre sigle sulla riforma, ma dove si auspica addirittura un’accelerazione della stessa.
È ovvio quindi che se vogliamo il ruolo unico, una situazione invece con tre figure di docenti, dove il passaggio significa altra professionalità, significa altro salario, dove significa l’esser sottoposti a graduatorie interne dove anche lì il preside ritorna ad essere una figura preminente, è chiaro quindi che noi della CGIL non possiamo essere d’accordo!
Da ultimo ma non meno importante è la chiamata diretta dei dirigenti rispetto ai bisogni espressi dalla scuola.
Se il dirigente "di Brunetta" deve fare la performance e identifica le figure professionali di cui ha bisogno per conseguire gli obiettivi è ovvio che se li chiama lui. Probabilmente anche dalle graduatorie del provveditorato, ma diciamo che gli avvisi pubblici non sono il massimo della garanzia di trasparenza. Fino ad ora noi ci siamo battuti per lo scorrimento delle graduatorie, per una contrattazione regionale sugli organici che andrebbe a morire. In sostanza si chiude tutta la partita di contrattazione e negoziazione con le parti sociali per dare tutto quanto alla dirigenza e a chi la dirigenza rappresenta sul territorio, il ministero!
Questo è il quadro, le cose che per noi sono ben chiare, bisogna fare un ragionamento serio, con motivazioni di ordine pedagogico. Un’analisi seria con costruzione di percorsi di sviluppo sul territorio e non una riforma fatta per tagliare e dire –ho fatto la riforma!-».